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    Archivio Ottobre 2003

    sonetto del venerdi sera

    by sonetti (31/10/2003 - 18:06)


    quando stanco via vado dal lavoro
    di venerdì non molto reco in mano:
    mi sembra mia la sorte del villano
    che dentro il campo mai non scava l'oro

    e che s'accorge con sommo disdoro
    di quanto sia suo faticare vano.
    mi alzo ad un orario antelucano,
    soltanto a sera tarda me n'affioro,

    conservo un vago ricordo del mondo
    e spendo il giorno santo per curarmi.
    guadagnerete il pane col sudore?

    ragazzi, via, pensiamoci un secondo:
    a volte credo valga prender l'armi
    e ribaltar 'sto globo mentitore.


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    sonetto della poca ispirazione

    by sonetti (31/10/2003 - 11:39)


    si entra e s'esce da mille riunioni
    scrivendo poi rapporti a tonnellate:
    me se 'sti documenti son vaccate,
    cos'è che siamo noi, se non minchioni?

    aver la testa piena di illusioni!
    pensare al mondo con idee beate,
    invece di pigliarselo a zuccate...
    comunque, io non credo che scagioni

    da nostra colpa l'essere coscienti
    di come gira tutta la faccenda.
    sappiamo come va, eppur ci stiamo:

    diciamolo, che siamo deficienti.
    s'esiste un aldilà faremo ammenda,
    già che di noi stessi strame facciamo.


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    sonetto del far tardi in ufficio

    by sonetti (16/10/2003 - 09:04)


    siamo pagati, sì, ma così tanto
    da trattener noi stessi sulla sedia
    avvinti a 'sto lavoro che ci tedia,
    ci spreme, ci accompagna al camposanto?

    far tardi nell'ufficio non è vanto
    che a cor normale faccia dell'invidia:
    eppure gli è un costume che ci insidia
    e che ci fa più danno dell'amianto.

    che sia da far c'è gente che lo dice.
    ti guardi intorno, c'è gente che lo fa.
    cerchi lo specchio e scopri la tua faccia

    fra quelli che lo fan: ne sei felice?
    mamma mia, che bello rivederti qua!
    ti dici e ti regali una boccaccia.


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    sonetto del climax

    by sonetti (14/10/2003 - 15:28)


    si dice che la vita sia un crescendo
    e che salendo allegri per la china
    si giunga sulla vetta una mattina
    e lì si guardi in basso a quel tremendo

    dirupo che ci attende e che scendendo
    dovremmo camminar, finché vicina
    ci sia una fine temo assai meschina:
    e forse sarà allora che sedendo

    in cima al monte appena terminato
    quella discesa ci farà spavento.
    di tempo non abbiamo in abbondanza,

    gente più saggia già l'ha declamato,
    ma io qui lo ripeto e non mi pento:
    un imprevisto è la sola speranza.


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    sonetto che sembra profetico ma non vuole dire un bel tubo

    by sonetti (08/10/2003 - 09:19)


    se il mondo all'improvviso pare ovale
    che posson fare quelli che come noi
    già corrono sopra lame di rasoi
    dormendo dentro un incubo aziendale?

    che possiam far contro la micidiale
    lama del tempo che falcia anche gli eroi,
    noialtri che vaghiamo per corridoi
    cercando per uscirne delle scale?

    il sotto è sopra, però il sopra è sotto,
    ho il cranio un po' confuso, che vuoi fare,
    destra e sinistra, il pieno e il vuoto,

    fuori c'è sole ma piove a dirotto.
    son nella nebbia, fatico a pensare,
    ma rompo la gabbia e vado all'ignoto


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    sonetto molto pessimista della mattina grigia di pioggia e d'altro

    by sonetti (02/10/2003 - 10:26)


    se mai il caso vi piomba nella merda
    tenete duro e respirate piano:
    bello non è sguazzare dentro il guano,
    non sia che forza vostra si disperda.

    se mai voleste appendervi a una corda
    perché dentro v'erutta un gran vulcano,
    cacciate 'sto pensiero fuorimano:
    non siate voi per voi cobra che morda.

    c'è un cielo grigio che minaccia pioggia,
    son già bagnato dentro nella carne,
    guardo là sopra e non so ciò che vedo.

    la vita è un cuoco pazzo che foraggia
    le nostre sorti a che non siano scarne:
    credo perché ci vuole sul suo spiedo.


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    sonetto scombinato sotto la pioggia

    by sonetti (01/10/2003 - 12:10)


    ma cribbio cribbio, guarda come piove!
    vien giù, dicon, che quasi par pagata
    facesse freddo, sai che nevicata
    a confinarci dentro nell'alcove?

    siam umidicci, n'ho le controprove,
    io che giammai pronuncio una vaccata:
    sto nella stirpe ch'è sottopagata,
    non ho l'ombrello, e qui fuori piove.

    forza compagni, reclamiamo aumenti!
    certo non c'entra, ma chissenefrega:
    abbiamo lo stipendio e ne siam fieri,

    anche se poi viviam di patimenti.
    ma chi sarà quel sottile stratega
    che mai soddisferà suoi desideri?


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