sonetto che rimanda da un'altra parte
ci vuole tempo per scrivere cose
dotate di senso. se io ne avessi
molto, scriverei testi belli spessi,
venati del colore delle rose,
pretenziosi, e alteri come spose
che lascian sull'altare sposi promessi.
le mie parole invece son cipressi:
crescon lente su colline rugose.
sempre si torna al tempo limitato,
che dopo tutto è una definizione
costante della vita, quale ne sia
il modo, sia lavoro disperato
o disperante disoccupazione.
breve la vita: banale profezia.
sonetto che domani torno a casa di nuovo
in aëreo con me porto dei fiori.
non son fiori fisici, materiali,
ma sono fiori: li spargo sulle ali
alla partenza, che caccino fuori
dalla carlinga i tanti malumori
che viaggiano con me ed i miei sodali,
compagni di una notte casuali
sopra l'oceano fra quattro motori.
un po' ne lascio per la strada, dove
mi pare e credo possa avere senso.
gli altri li porto a casa, finalmente:
le rotte del ritorno non son nuove
ed ogni viaggio mi si fa più denso,
ma torno, e d'altro non m'importa niente.
sonetto del corso di project management
prendi il progetto e fanne un cronogramma,
fai la tabella delle tue risorse,
testa l'ipotesi che siano scarse,
ricordati che il budget è il tuo dramma.
se poi non riesci a stare nel diagramma,
le speranze, si sa, non son mai perse:
si posson negoziar date diverse
(e respirare a fondo col diaframma).
se non fai in tempo, insomma, si rimanda,
lo dice la teoria più divulgata
in corsi lunghi e certo assai costosi.
pure, di dentro un fuoco ci comanda,
che la seconda volta non è data:
anche se siam schiavetti lamentosi.
sonetto impopolare (o dei sentimenti a perdere)
certamente un pensiero impopolare
(in questo senso: non pubblicizzato)
né tanto meno utile, allo stato
delle cose, ai giochi del potere:
che i morti si possano misurare
già di suo, mi fa sentire angosciato;
che poi il metro venga selezionato
secondo l'occasion, fa vomitare.
continue bombe ormai da qualche anno:
se capita da noi ci commuoviamo,
piangiamo dagli schermi l'innocenza
di vittime che mai fecero danno.
i sentimenti di cui c'imbeviamo
talora sembra rechin la scadenza.
sonetto scritto passando per madrid l'altra notte
a volte avere qualche sicurezza
mi piacerebbe molto. come quelli
che sempre sanno dir concetti belli,
completi, chiusi, pieni di certezza.
confesso tutta la mia timidezza.
ma la realtà s'appiccica ai capelli,
come nelle leggende i pipistrelli:
è una tempesta che non ti accarezza.
quando espolodono bombe vien voglia
di nascondere la testa sotto terra,
di spengere il cervello totalmente.
se apri gli occhi ti vedi sulla soglia
dell'obiettivo di qualcun: la guerra.
e non lo sai se ci puoi fare niente.
sonetto stanco e con poca rima
sono stanco di volare lontano
da te, sia il volo una metafora,
o un volo fisico dall'altra parte
del mondo. son stanco delle riunioni,
di non aver più che un altro divano
ad aspettarmi, di pelle logora,
in un albergo o nell'astanteria
d'un aeroporto. di tante opinioni,
e di parole spese per nulla son
stanco, dei progetti e delle visioni
condivise, d'esser così diviso,
fra ciò che il mondo chiede e ciò che sento.
son stanco di procedere a tentoni,
di far fatica a darti il mio sorriso.
sonetto darwiniano
dicon che sopravviva quello adatto
nella competizion fra due animali,
che certo sia il minor di tutti i mali
che dalla vita l'altro abbia lo sfratto.
per quelli inadeguati, scacco matto:
vale per pesci strani sui fondali,
così per noi nei nostri bilocali
di cui col mutuo ricerchiam riscatto.
chi sopravvive passa i geni ai figli,
per tutti gli altri: prego, riprovare,
se mai vi sarà dato un altro giro.
i meno adatti non han nascondigli:
che siano bestie buone o specie rare
la vita spara quando ce li ha a tiro.





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