sonetto della lobotomia
mi sa che questa sera ceno solo.
peccato che mi stia già abituändo
a stare al ristorante masticando
distrattamente un solitario bolo.
la compagnia non sempre para il culo
ché quei che t'accompagnano mangiando
sembran voler cenare lavorando:
e la tristezza allora spicca il volo.
ma se con un coltello da cucina
mi taglio via un bel pezzo di cervello
cancello tutta la malinconiä?
nascondere i pensieri giù in cantina
far finta di non star dentro un bordello:
ahi, ci vorrebbe la lobotomiä
sonetto monotono del come si muore
così muore un italiano: spirando.
così muore un iracheno: spirando.
così muore un iraniano: spirando.
così muore un canadese: spirando.
così muore un giapponese: spirando.
così muore un nigeriano: spirando.
così muore un ruandese: spirando.
così muore un eschimese: spirando.
così muore un argentino: spirando.
così muore un australiano: spirando.
così muore anche uno yankee: spirando.
e così anche tu che leggi: spirando.
e così quelli che ami: spirando.
e così le mie frattaglie: spirando.
sonetto preoccupato
se mai ci perderem, non sarà stato
per colpa dell'aereo o del lavoro:
sai quel che voglio e sai quel che divoro
da mane a sera, senza un avvocato.
già di me stesso devo far mercato
senza ritegno, senz'alcun decoro.
se mi chiedi di farmi ghirigoro
nel mio destin, son più che preoccupato.
siamo come dentro un vicolo chiuso
da entrambi i lati: comunque ti giri
ti trovi a picchiar la faccia nel muro.
ma se m'arrampico e seguo il mio naso
c'è caso che n'esco, da 'sti deliri:
se no son morto, ne sono sicuro.





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