sonetto all'amministratore delegato
dammi un aumento e dammelo domani,
se non domani dammelo anche adesso:
tirami su coi soldi, son depresso,
se no ti fo quel che fa il tosacani.
tuoi modi non son sempre disumani:
tu simpatizzi per chi è genuflesso,
però ti rompe chi ti sta dappresso
e insiste coi suoi troppi battimani.
dammi l'aumento, forza, che ti sposta,
non cambia nulla manco a me di certo:
mi ci masturbo e un poco son contento,
magari mi ci pago un'aragosta.
non sono schiavo, non sono liberto,
la vita mi corrode a tempo lento.
sonetto che non mi vengono più sonetti
ma noi che cosa siamo diventati
se non esattamente quello che non
volevamo essere, od una sua
approssimazione? siamo cambiati,
certo, in conoscenza ed in salario,
se serve siamo molto razionali,
ma siamo tristi e non troviamo un senso
al nostro spegnimento routinario.
ricordi quell'agenda in cui scrivesti
d'una candela in fiamme dai due lati?
constata che oggi non ci permettiamo
per fare luce manco dei pretesti.
è chiaro che noi siamo diventati
quello che siamo: ciò che non vogliamo.
sonetto della riorganizzazione aziendale
alla riunione oggi si fa il conto
delle teste, l'headcount, come si dice
per rendere la cosa più felice.
si sa, di questi tempi ognuno è pronto
a fare le valigie per incanto
già che il lavoro è solo un'appendice
e non convien piantar troppa radice.
i tagli d'oggi son solo l'acconto
di quelli di domani e dei futuri.
si riorganizza, via: sono pedine
che sulla carta sposti come niente.
ci son persone, dentro questi muri?
che s'aprano dei chioschi per piadine,
se proprio a loro serve un salvagente.
sonetto della prossemica
se solo la prossemica insegnasse
qualche cosa, ogni tuo passo avanti
ed ogni mio, sian tanti o siano pochi,
guardando all'interasse fra le spalle
capiremmo, e i nostri giochi folli
potremmo abbandonare. se ci moviam
a tempo, senza scrolli, come fosse
un tango figurato, ad ogni giro
dovremmo reincontrarci. invece noi
d'ogni respiro facciamo gettone
per spingere il volano della giostra.
il sen di poi non vale, ci ferisce,
ma noi da soli, senza esitazione,
ruotiamo e non sappiam fermar la corsa.





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