sonetto dell'ultimo giorno di saldi
fine d'estate, fine anche dei saldi.
sei asocial, se non fai spese adesso:
sai che comprare è meglio che far sesso,
buttati avanti, spendi un po' di soldi.
i negozianti sono maramaldi,
giacché in stagione gonfiano all'eccesso
prezzi che infin ritoccano col gesso:
e sono sconti che ci fanno baldi.
sentiti vivo, forza, dai l'assalto
per una volta ancora alle vetrine,
finché ti reggon cuore e portafoglio.
provi dolore? non è che un sussulto:
più che dei saldi, senti che è la fine
di quel che resta del tuo vecchio orgoglio.
sonetto dell'edilizia
che poi, l'aspirazione naturale
di ciascuno, è solamente un tetto
e tutto il simbolismo collegato,
un posto per nascondersi dal male
della vita, dal dolore reale
come da quello solo immaginato,
e non ci importa quanto sia salato
di questo posto il prezzo da pagare.
le nostra case nuove che puzzano
di colla e falegname, quelle case
che chiaman residenze signorili,
stampate in serie a farci più sicuri,
son la soddisfazione artificiale
di istinti che non puoi chiamare vili.
sonetto agostano in ufficio
di tutti gli impiegati affaccendati,
dei dirigenti, quadri e compagniä,
siamo tre gatti spenti, in afasia,
nei nostri bei cubicoli tappati.
quando ci diam la voce siamo frati
che rompono il silenzio in abbazia:
prendiamoci un caffé, che vuoi che siä,
la pausa lunga per noi qui inchiodati...
siamo di guardia al nulla che succede
con i piccì che esplorano la rete
facendo finta d'esser molto presi.
il bello è che nessuno se lo crede
che di lavor ci son ragion concrete
più che di stare un poco al sole stesi.
sonetto infelice
riassetterò il divano e gli scaffali,
pulirò il bagno ed anche i pavimenti,
farò la polvere dai serramenti,
però non dormirò fra due guanciali.
fa caldo ma saran sogni glaciali,
la notte e il sonno non saran clementi:
già questi sono versi deprimenti,
doman ne scriverò catacombali.
mi porto via le chiavi dell'ingresso
così al ritorno posso aprir da solo,
purché mi sia concesso di tornare.
mille altre cose io mi porto appresso,
e ognuna d'esse stilla gocce al suolo:
son tante che non posso enumerare.
sonetto della bandiera bianca
ebbene avete vinto voi, m'arrendo.
ci ho messo mezza vita per capire
che non importa come va a finire:
il mondo ci offre un solo dividendo.
questo principio che direi stupendo
me lo salmodio fino all'imbrunire
e poi domani e i giorni a divenire:
mi prendo lo stipendio, me lo spendo.
se solo fossi stato più sagace
l'avrei capito molto tempo prima
e messo a frutto senza dispiacere.
adesso non lo so se son capace
ma non è cosa di cui mi deprima:
posso impararlo presto, vuoi vedere?
sonetto del più e del meno
più o meno s'ha da farlo e lo sappiamo,
che io ti spezzi in due e che tu mi spezzi,
lasciando la pietà a cui siamo avvezzi:
è la ragione per la qual scappiamo.
più o meno ad ogni scoglio ci aggrappiamo
cercando del respiro fra gli schizzi,
coi palmi stanchi delle mani vizzi:
fra le onde prepotenti sanguiniamo.
più mi conosci e meno resta scampo
meno ti vedo e più so che ne muoio.
se fosse solo una question di segno,
perché tutto trascorre come un lampo?
ti chiedo scusa, so che un po' t'annoio:
ciò che scegliamo pago contrassegno.
sonetto in solitudine
come eravam tranquilli di noi stessi
quando eravam felici. ma lo siamo
stati davvero o solo lo pensiamo,
o sono solamente dei riflessi
di una memoria a stati disconnessi,
che al nostro cuore ghiotto butta l'amo
per distrazione dal destino gramo?
se cautamente giro nei miei pressi
non riesco a riconoscer la mia strada.
non mi nascondo, certo, ma non fingo
che so pianificare un lungo volo,
anche se ho il desiderio che ciò accada.
più al fondo delle cose io mi spingo,
più la sentenza dice sei da solo.
sonetto scritto per un amico ma che vale per molti
quando rimane tempo, siam contenti:
pensiamo averne tanto nelle tasche,
invece il tempo vola con le mosche
e se ne passa senza complimenti.
di certo a nulla valgono i lamenti,
dipingere che il mondo è a tinte fosche,
oppure abbandonarsi alle burrasche
pregando l'onde ci siano clementi.
eppure il senso sfugge, lo si ignora,
s'avanza come muli a testa china,
sentendo tutto il peso della soma.
che vada tutto quanto alla malora,
pensiamo, per salvar dalla rovina.
ma nulla cambia e sembra sia un assioma.





Ultimi commenti