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    Archivio Dicembre 2004

    sonetto delle agende

    by sonetti (28/12/2004 - 16:22)

    riapriamole le agende, se vogliamo,
    perchè è di nuovo tempo di bilanci:
    sappiamo raccontare degli slanci,
    della passione in questo tempo gramo?

    oppure il nostro cuore lo appendiamo
    a rinsecchire al cielo con dei ganci,
    siccome ormai a fare dei rilanci
    su nostra sorte non ce la facciamo?

    buon anno nuovo, inizia un altro giro,
    chissà se avremo forza di vegliare
    che sol chi veglia vede il cambiamento.

    adesso prendo appunti con la biro,
    mi segno quel che voglio realizzare:
    quel che può cancellare il mio scontento.

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    sonetto dello stipendio (o del 27)

    by sonetti (27/12/2004 - 12:05)

    ci compri quel che vuoi con lo stipendio,
    oggetti, sesso, titoli di stato...
    taluno si è comprato un granducato:
    importa solo farne buon dispendio.

    a non usarlo sembra vilipendio
    di te stesso, sembra che sia peccato,
    ti guardan come fossi scostumato.
    è peggio che bruciarlo in un incendio.

    ci compri quel che vuoi, ma non sai cosa,
    ché il desiderio giace insonnolito
    e non ti stuzzica a firmare assegni.

    e chi lo spende e spande senza posa
    ti sembra dalla sorte favorito:
    tu sei di quelli che non sono degni.

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    sonetto di santo stefano

    by sonetti (26/12/2004 - 22:50)

    ce n'è di tempo vuoto il dì di festa,
    che per riempirlo non sai come fare:
    quando hai finito di telefonare
    ti accorgi che altrettanto te ne resta.

    cerchi dei trucchi per distrar la testa,
    che sian compagni fino al desinare,
    ma dopo ti ritrovi in alto mare,
    che non hai voglia manco di una siesta.

    senza il lavoro sembri naufragato
    nel mondo vero repentinamente,
    dal quale da un bel pezzo già mancavi.

    così per casa rotoli annoiato,
    visto che il cosmo tuo non t'offre niente:
    e non sai manco tu quel che cercavi.

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    sonetto buon natale

    by sonetti (25/12/2004 - 17:16)

    non ditemi stavolta buon natale
    che così buono poi non mi risulta
    giacché mi tira addosso a catapulta
    ricordi a tonnellate che fan male.

    io rimarrei in posizion fetale
    per tutto il giorno in una buca occulta:
    comprendo ben che non è mossa adulta,
    però non riesco a sollevar boccale.

    ma siano tanti auguri a tutti quanti:
    annegherò i pensieri nel torrone
    e fingerò di aver di che gioire.

    ma chi mi guarda sa, non ci son santi,
    che do gran sfoggio di recitazione,
    e che sto giorno non mi fa guarire.

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    sonetto del dramma

    by sonetti (24/12/2004 - 11:40)

    ognun di noi reca con sé il suo dramma
    e cerca solo come raccontarlo
    giacché gli scava dentro come un tarlo
    da che lo mise al mondo la sua mamma.

    ma se quel che sa far è un crucigramma
    che a tutti suona come fosse un chiurlo,
    ci sarà mai qualcuno che quell'urlo
    lo legga come fosse un telegramma?

    il fatto è che non so comunicare.
    me l'hanno detto le più varie fonti
    ognuna degna del miglior rispetto.

    ed alla fine viene da abdicare,
    tagliando bruto con il mondo i ponti:
    però si sa che non gli fa dispetto.

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    sonetto della dieta natalizia

    by sonetti (23/12/2004 - 11:32)

    babbo natal, tu non sei dimagrito,
    anche se quasi si era chiuso un patto:
    dovremo eliminare dal tuo piatto
    le calorie del cibo più condito.

    or te lo scordi il panetton farcito,
    ed il torrone disparisce ratto
    e lo zampon, l'arrosto di cerbiatto,
    ed il cicchetto che alla fine è rito.

    se non ti metti in forma, caro mio,
    finisci come tanti esuberanti,
    prepensionato se non ti va male.

    e non importa quanto tu sia pio,
    che al posto tuo ne posson metter tanti,
    con un bel contrattino trimestrale.

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    sonetto che ormai

    by sonetti (22/12/2004 - 16:41)

    ormai ti fo paura. ce l'ho scritto
    sulla faccia che non son più lo stesso,
    che il tempo m'ha cambiato. così adesso
    ti guardo e posso solo stare zitto.

    non posso non sentir che son sconfitto,
    che sto buttando infine dentro il cesso
    ogni speranza antica di regresso:
    e ciò mi lascia ancora più trafitto.

    a darmi vinto, io non mi rassegno,
    a costo di picchiare contro il muro
    la testa fino a spargere il cervello.

    e chi mi dice di darmi un contegno,
    io lo strapazzo a modo di tamburo:
    così si tace, il tristo saputello.

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    sonetto dell'albero di natale in ufficio

    by sonetti (22/12/2004 - 08:42)

    c'è un alberello sulla scrivania
    della collega dell'ufficio acquisti:
    un nano verde con le palle tristi
    che sembra pronto per l'epifania.

    natale viene, con la sua allegria,
    per gli sfigati e per i carrieristi,
    per noi in ufficio e per gli elettricisti
    e per gli addetti all'alberomachia.

    a me il nanetto verde fa impressione,
    sintetico e silente, frastornato
    fra il fax ed i cassetti della posta.

    però son io che son fuori stagione,
    con questo umore così squinternato:
    ma sto natal mi sembra una batosta.

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    sonetto del solstizio

    by sonetti (21/12/2004 - 08:49)

    fa freddo, freddo cane, da morire,
    ho freddo, freddo, freddo... così tanto
    che quasi sento cedere, di schianto,
    tutta la voglia che ho di rifiorire.

    il gelo che mi tiene fra le spire
    cerca di addormentarmi con un canto
    da sirena, per dopo al camposanto
    trascinarmi. come potrà finire?

    dovre' andare in letargo, come fanno
    tanti animali saggi: dentro un buco,
    addormentato attender primavera.

    invece mi convinco con l'inganno,
    giacché cocciuto sono come un ciuco:
    troverai fuoco prima che sia sera.

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    sonetto di linate

    by sonetti (19/12/2004 - 10:00)

    passando l'appennino guardo in basso
    dal finestrino di questo aeroplano
    che mi riporta a casa troppo piano
    appeso fra i motori con fracasso.

    io guardo e cerco sopra qualche sasso
    un tetto conosciuto, da lontano.
    so che è follia, che lo ricerco invano
    però mi illudo e fisso guardo in basso.

    marrone la pianura che ci accoglie,
    di campi nudi stesi a riposare
    che si dischiuda buona la stagione.

    per chi ci crede, ci son già le foglie,
    nascoste al suolo e pronte a rispuntare:
    ma il nuovo sol sarà la guarigione?

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    sonetto mezzo gaudio?

    by sonetti (17/12/2004 - 13:39)

    son seduto bevendo margarita
    al banco al ristorante thailandese:
    ceno da solo senza aver pretese
    che qui si mostri il senso della vita.

    la musica è monotona e ritrita,
    di quella che solletica le attese
    mimando con il basso grandi imprese
    e che alla fin si mostra senza uscita.

    e meno mal che i gamberi piccanti
    reclamano attenzion, che la barista
    sommessa piange e cerca di sparire.

    a non star bene, certo, siamo in tanti,
    e ci riconosciamo a prima vista:
    ma che sia mal comun non può guarire.

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    sonetto epitaffio

    by sonetti (16/12/2004 - 12:48)

    ho traversato in volo qualche fuso
    e son di nuovo al caldo dell'estate,
    il sole batte torride frustate
    ed io dentro un ufficio mi sto chiuso.

    al cambio di stagione sono aduso,
    così come alle quattro bischerate
    che fanno il mio lavoro: pagliacciate
    di cui nemmanco io capisco l'uso.

    chi vola, viene, va, senza mai posa,
    diventa caro al cielo e dal conflitto
    se n'esce per discender fra le argille.

    se mai provi pietà, porta una rosa
    sopra al mio cippo, dove sarà scritto
    qui infine si rilassa un imbecille.

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    sonetto del niente

    by sonetti (13/12/2004 - 19:36)

    il tuo lavoro è ciò che ti compiace:
    anche se assorbe tutta l'energiä,
    e se il tuo tempo par che corra viä,
    tu sgobbi e sudi senza darti pace.

    lavori duro, che ne sei capace,
    senza sprecarti in gran filosofiä:
    però non vivi privo d'allegriä,
    anche se sembra un buonumor mendace.

    di ferie ne fai poche, che di fuori
    dei quattro muri non sai cosa fare:
    ma lo stipendio, cribbio, è confacente!

    solo talvolta cambi i tuoi colori,
    quando distratto pensi per errore
    che quel che tieni fra le mani è niente.

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    sonetto fitness

    by sonetti (08/12/2004 - 00:08)

    vogliamo pettorali prorompenti
    e ventri lisci, piatti e depilati:
    per questo con dei ritmi da forzati
    ci dedichiamo ai nostri allenamenti.

    in pausa pranzo (noi siamo efficienti)
    solleviam pesi con gesti curati
    come le star dei fogli patinati,
    o ci ubriachiamo con i piegamenti.

    dannose sono le ore dell'ufficio
    e così tante che fondamentale
    diventa rimediare con premura

    al loro velenoso maleficio.
    avere uno stipendio non è male:
    se crea la malattia, paga la cura.

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    sonetto e(r)metico

    by sonetti (02/12/2004 - 05:36)

    io callo l'astorpieto, salvamente,
    non fusso la putirra, il gibigeto,
    e quindi blasco renilendo neto:
    la quasta svila sulla pana crente.

    se non lo callo, quale visa zente,
    stantirra il piso che mi cridisseto
    ed io lo munfo di clinizio e deto,
    a mo' di glasco, molostariamente.

    ah, la plintra niggiana del satillo,
    che sblitta fane più del mipadire...
    mi fuva bista, dinta di crestura

    del pradimisto sul grulìo dapillo.
    ma sulca la diponta in citolire,
    e scratenizza, piolta, la paüra.

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