sonetto delle camere d'albergo
le camere d'albergo son perfette:
io ne conosco tante, tutte uguali;
a lavorar per multinazionali
ormai ne ho viste sette volte sette.
le camere d'albergo mi stan strette,
col loro voler esser razionali,
ad evitare eventi casuali
che rendan le trasferte malaccette.
ne ho viste già di stanze a destra e manca,
non fumatori e prego al piano alto,
così che il globo infine sembra fatto
di camere fra cui la vita arranca.
nel mondo io mi sveglio a soprassalto:
sono in albergo o non ci sono affatto?
sonetto del desiderio
ma il desiderio, amici, dov'è andato?
stavam nel letto tutta notte desti
ad ascoltare pensieri molesti,
bramando un sogno da tener celato:
con quanta attesa noi l'abbiam curato!
dov'è sparito, dove sono i resti,
perché siam diventati disonesti
e infin l'abbiam svenduto sul mercato?
dovremmo averne almeno una memoria,
vaga, nascosta, chiusa dentro il fondo
d'un cassetto, come una fiamma pronta
a illuminare ancor la nostra storia:
almeno un desiderio, ma profondo,
che salvi noi dal vuoto che sormonta.
sonetto del treno
nella puzza di un treno mi ritrovo
dopo anni a viaggiare verso il nulla
col tutùn delle ruote che mi culla
mentre mi perdo nel paesaggio nuovo.
la città mostra il retro, che io trovo
brutto, come passato alla maciulla:
così appare, ma un pensiero mi frulla,
che sia così sol perché il ver non scovo.
oh quanto io vorrei avere un treno
che mi dimostri il retro della gente,
e che su quella stessa ferrovia
mostrassi anch'io che no, non sono alieno.
nascosto sta del mondo l'attraente,
bastasse un treno a farlo cosa mia.
sonetto del colloquio
è gonfio di paura il ragazzetto
con la cravatta ed il completo scuro
da cui si sporge a modo di paguro
e che noi stuzzichiamo con diletto.
quale ritieni il tuo maggior difetto?
e dei tuoi pregi, ne sei poi sicuro?
avanti, fai due passi da canguro
e dicci con che piede lasci il letto.
ce l'avevi anche tu un bel diplomino,
la stessa faccia tesa e un po' sperduta:
ed è come vedersi in uno specchio.
ma avevi una speranza quel mattino?
non ricordi, né sai dov'è finita.
e sempre più così ti senti vecchio.
sonetto vent'anni
dove ci troveremo fra vent'anni
vent'anni fa non ce lo chiedevamo;
dopo vent'anni ancora non sappiamo
di questo tempo se portiamo i danni.
se ci scopriamo curvi e pien d'affanni,
a quello che eravam non ripensiamo;
neppure lo sappiam, quel che vogliamo,
né se stiam bene dentro i nostri panni.
cautela, che ne passano altri venti,
a star distratti, tutti in un baleno:
son rapide le rughe ad arrivare!
dopo, non val tirar degli accidenti,
o vomitar contro il destino osceno.
non corre il tempo in modo lineare.





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