sonetto dell'eccellenza
si sa che noi si punta all'eccellenza!
essere primi in quello che facciamo,
essere primi pure se disfiamo,
ecco la sfida per la nostra scienza.
l'ha detto il capo, quella vecchia lenza,
il capo vero, quello che incontriamo
due volte l'anno, dietro suo richiamo,
nella riunione in sala conferenza.
puntate all'eccellenza! dice il saggio,
e l'uno l'altro in faccia ci guardiamo.
ognuno pensa, sono il primo, io?
eccello oppure resto al posto mio?
per un po' di contegno, tossicchiamo.
e poi si torna al solito menaggio.
sonetto filosofico politico
lavoro. lavorando, lavorato.
lavorai, lavorar, lavorerò.
lavori? lavoricchio, ma però.
lavoro, sì, lavoro a perdifiato.
lavorammo, lavorammo nel passato,
di lavoro facemmo un gran popò.
lavora! lavorante a più non può,
quasi che mai tu avessi lavorato.
ma sul lavoro, occhio, non si scherza,
che ci comanda un gran lavoratore,
con tutti gli altri a lavorargli addosso.
poi, chi lavor bestemmia, sotto sferza!
lavoro: ti ringrazio, mio signore,
ed in tuo onor lavoro a più non posso.
sonetto demo
lasciatemi soltanto esser felice.
così si concludeva tempo addietro:
sembrava che l'umore fosse tetro,
forse era peggio, sotto superficie.
la diva delle rime, meretrice,
nascostomi del tutto aveva il metro.
io mi sentivo messo sotto vetro
e sempre più mi assomigliavo a nietzsche.
ma certo che so scrivere un sonetto!
cosa ci vuole? giusto qualche rima,
qualche parola in fila che s'intreccia.
nessuno d'essi vien senza difetto,
ma che chiedete? io v'avverto prima.
sonetti l'è tornato sulla breccia.





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